Chi Siamo
Il WuTan è una scuola di Kung-fu tradizionale cinese affiliata alla FE.I.K. ( www.feik.it) e alla I.C.K.F (International Chinese Kuoshu Federation) del Maestro CHANG DSU YAO.
Dal 1995 tiene lezioni di T'ai Chi Ch'uan e Shaolin Ch'aun per allievi di tutte le età.
I corsi sono tenuti da Rosangela Bruno e Enzo Landriscina, Maestri e giudici di gara di T'ai Chi Ch'uan e Shaolin Ch'uan; dall'anno 1987 allievi del M Chang Dsu Yao, cintura nera ed istruttori dal 1992, attualmente allievi del M Chang Wei Shin, coadiuvati da allievi istruttori.
Dal 2013 teniamo dimostrazioni di arti marziali al Festival dell'Oriente. Per ulteriori informazione vi invitiamo a andare sul loro sito ufficiale festivaldelloriente.net/.
Il Kung-fu racchiude l'insieme di tutte le arti marziali tradizionali cinesi ed il termine indica esercizi che richiedono energia e che vengono eseguiti con abilità. Le arti marziali tradizionali cinesi sono state suddivise in due grandi gruppi: Nei Chia, che comprende gli stili morbidi o interni, chiamati così per l'importanza che viene attribuita allo sviluppo dell'energia interna, e Wai Chia, che comprende tutti gli stili duri o esterni, chiamati così per l'importanza che viene attribuita ad una pratica assai vigorosa in cui si evidenziano soprattutto le caratteristiche esteriori di forza e velocità .
Il T'ai Chi Ch'an è uno dei principali stili interni ed è nello stesso tempo una ginnastica morbida per la salute psico-fisica, una forma di meditazione dinamica e una raffinata arte marziale. L'esercizio base si esegue singolarmente ed è formato da 108 tecniche: movimenti lenti e circolari, eseguiti con armonia, continuità e concentrazione. Ad ognuno di questi movimenti corrispondono diverse applicazioni marziali di difesa.
Lo Shaolin Ch'üan o Shaolin Classico della Cina del Nord, è il principale stile esterno, la cui peculiarità consiste nell'eseguire le tecniche combinando forza e velocità, elasticità e fluidità: i movimenti sfruttano la forza centrifuga e non interrompono l'azione.
Il T'ai Chi Ch'üan e lo Shaolin Ch'üan includono una vasta serie di tecniche: leve articolari, proiezioni, schivate, cadute, parate, tecniche di pugno e di calcio. La pratica delle due discipline è complementare, infatti nel T'ai Chi Ch'üan si inizia dall'interno per arrivare all'esterno, mentre nello Shaolin Ch'üan si inizia dall'esterno per arrivare all'interno. Di consegnenza, raggiunto un certo livello, le due strade convergono. In entrambi gli stili è posta enfasi sulla cedevolezza, cioè un particolare atteggiamento fisico e mentale che non contrasta la forza dell'avversario, ma la sfrutta a proprio vantaggio, e sulla respirazione, che deve essere addominale e molto profonda (diaframmatica).
LA TECNICA E LA FILOSOFIA (spiegata in un intervista al Corriere Della Sera il 5 novembre 2004):
Il corpo può essere invincibile, parola di monaco. Non teme colpi di lancia, urti di spranghe in ghisa, lame di alabarda. Può respingere gli attacchi più temibili senza bisogno di proteggersi dietro maschere e corazze: basta opporre all'avversario l'invincibile forza del “Qi”, ovvero lo straripante flusso energetico che, opportunamente canalizzato da una disciplina millenaria, diventa barriera invalicabile. Loro, i monachi di Shaolin, in arrivo al Forum di Assago domani e domenica, lo chiamano “potere mistico”. Per noi, è l'applicazione del kung fu in chiave buddista che intreccia le proprie radici alla storia del mitico tempio di Shaolin, eretto più di 1.500 anni fa nella provincia di Henan, a circa 700 chilometri a sud est di Pechino. A Milano, gli Shaolin porteranno un nuovo spettacolo, “La spada e il fior di loto”, che gioca sulla doppia simbologia maschile (la spada) e femminile (il loto) e introduce per la prima volta nella compagnia la presenza di alcune monache, chiamate ad affrontare le stesse prove di forza e di destrezza dei colleghi uomini, con tanto di passeggiate sulle lame. Lo show trae ispirazione dall'antica tradizione del kung fu femminile coltivata, nel periodo di massimo splendore, da un migliaio di monache nel tempio di Yongtai, accanto al monastero di Shaolin. “La spada e il fior di loto” è l'ultima tappa di un progetto ormai decennale di divulgazione della cultura tradizionale cinese in Occidente, ideato da Jian Wang e dall'impresario austriaco Herbert Fechter, che assunse una prima forma teatrale nello show “Le mistiche forze del kung fu di Shaolin”, accolto con il tutto esaurito alla Wembley Arena di Londra, alla Deutschlandhalle di Berlino e alla Olympiahalle di Monaco di Baviera. L'onda del successo arrise agli Shaolin anche oltre Oceano: nel '96 al Lollapalooza Festival Tour statunitense, furono replicati trenta spettacoli davanti a una media di 40 mila spettatori. Da allora, gli spettacoli si sono moltiplicati in tournée in America Latina e di nuovo in Europa, creando un vero “fenomeno Shaolin” sulla scena mondiale che ha toccato quattro continenti e tre milioni di spettatori. [...]
Valeria Crippa
“A quel tempo Shaolin era circondato da una grande foresta e fu studiando i movimenti degli animali selvatici che i monaci diedero vita alla loro specialissima forma di ginnastica”, scriveva Tiziano Terzani nel suo libro “La porta proibita”, a proposito del Kung fu shaolin. Viene da sé, quindi, che dal punto di vista fisico lo shaolin può essere una disciplina sia maschile sia femminile. Spiega il maestro Enzo Landriscina, 45 anni, che dalla metà degli anni Novanta insegna nella palestra di via Colletta 21, a Milano: “Le donne che praticano lo shaolin sono sicuramente molte meno degli uomini: direi che c'è una proporzione di due a dieci. Al contrario del tai chi, al quale le ragazze (ma si po' cominciare a qualunque età), si accostano più facilmente, perché più morbido. Però nelle arti marziali – prosegue il maestro – se le donne partono penalizzate per quanto riguarda la forza, è indubbio che hanno un altro grande vantaggio, ancora più importante per il risultato: sono più sciolte e in genere più agili. Spesso, arrivate a un certo livello, tecnicamente superano gli uomini. La pratica femminile dello shaolin appare anche più bella da vedere perché è dolce senza perdere in marzialità”.
(Matteo Speroni)
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